Posteggia Napoletana

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Lina Del Gaudio ci accompagna in questo viaggio alla scoperta di una Napoli classica e della vera posteggia napoletana. Ci parlerà, in primo luogo, delle origini della posteggia classica napoletana.

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La Storia dei posteggiatori di Napoli.

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La posteggia napoletana Lina Del Gaudio ci accompagna in questo viaggio alla scoperta della posteggia napoletana. Ci parlerà, in primo luogo, delle origini della posteggia per poi passare a raccontarci dei più famosi posteggiatori, e tra questi, del celeberrimo Don Antonio 'o cecato. Un'immagine della posteggia Cos’è la posteggia napoletana? E’ un complesso musicale ambulante o anche il luogo dove si ferma a suonare un complesso musicale. La parola posteggia

deriva, naturalmente, da “puosto” che è il luogo occupato da chi svolge un’attività che è rivolta al pubblico. I venditori ambulanti, ad esempio, occupano un posto fisso sulla pubblica via per cui è facile parlare di “ ‘o puosto d’ ‘o verdummaro” o di altri venditori. briosa e divertente, ideale per l’intrattenimento degli ospiti di... Bisogna dire che caratterizzata dal interpretare live delle canzoni più antiche e belle della tradizione napoletana, è un’animazione musicale elegante, briosa e divertente,

spettacolo di posteggia napoletana denominato “I Pulcinella Show”. Oggi,  si avvicina al tavolo e tira fuori dalla tasca un biglietto su cui è scritto: Non suono per non disturbare. Grazie. E ugualmente si guadagna la mancia,  ideale per l’intrattenimento degli ospiti di qualsiasi pranzo o cena di gala perché è una rappresentazione che si può svolgere senza alcuna esigenza tecnica di spazio di lavoro o di allacci di corrente. La posteggia è eseguita con strumenti classici come mandolino, chitarra, violino, tammorra che non hanno bisogno di alcuna amplificazione aggiuntiva e che si adattano perfettamente ad uno spettacolo

musicale di tipo itinerante che è il fondamento da cui nasce questa particolare animazione folcloristica. Nel nostro cast ci sono grandi musicisti maestri di questo spettacolo folcloristico conosciuto e amato in tutto il mondo. Consigliamo in tal senso di richiedere il nostro spettacolo di posteggia napoletana denominato “I Pulcinella Show”. A volte i posteggiatori sono due. Qual è il luogo preferito dai posteggiatori? Naturalmente, i ristoranti o i caffè. Nel bellissimo “Novecento napoletano” ben condotto da Marisa Laurito, abbiamo ritrovato un gruppo di veri posteggiatori, tra gli ultimi della tradizione, dove la voce solista è quella del padre della cantante Valentina Stella. La posteggia silenziosa di Così parlò Bellavista La posteggia silenziosa di Così parlò Bellavista Nel film di

Durante il pranzo o la cena accompagnano in acustico ed in costumi tradizionali gli ospiti dedicando loro spendide melodie classiche napoletane. Lo sposo, se vorrà potrà dedicare alla sposa durante o il giorno precedente alla cerimonia una romantica serenata. La loro posteggia è allegra e briosa ma allo stesso tempo sobria e non invadente. Lina Del Gaudio SoleLuna propongono anche un repertorio raffinato ed elegante di musica italiana ed internazionale dagli anni '50 ai giorni nostri. Ballabili a richiesta.Formazione Lina Del Gaudio SoleLuna si esibiscono anche in duo con chitarra e voce ma principalmente in trio o in quartetto, con l'accompagnamento del mandolino, violino, sax o flauto. Anche nell’antica Roma - e questo lo sappiamo bene perché riportato in una moltitudine di

testimonianze scritte o in film di ambientazione romana - i patrizi, sdraiati sui triclini, mentre banchettavano, ascoltavano la lira. Ma già ancor prima dei Greci e dei Romani si era soliti ascoltare la musica durante i conviti, così come presso gli Egizi. Un documento scritto che specificatamente si riferisce ai posteggiatori è l’ “assisa”, o ordinanza,  La Posteggia Napoletana, caratterizzata dall’interpretazione live delle canzoni più antiche e belle della tradizione napoletana, è un’animazione musicale elegante, notò che vi fossero tali posteggiatori, quel Boccaccio, perspicace e attento, che penetrò nella psicologia del nostro popolo. E qui ebbe il suo bel tuffo al cuore in S.Lorenzo. A proposito di Napoli, il grande scrittore parlava “d’infiniti...

 

 

Lina Del Gaudio ci accompagna in questo viaggio alla scoperta di una Napoli.

allo Scoglio di Frisio. Il cantore popolare avrà la bocca aperta, lo sguardo interrogativo, quasi ad esprimere l’incertezza della scelta, e la chitarra fra le mani; quanto alla posa, non sdegnerei, se lo scultore me lo permette, quella di Gioacchino Murat d’Amendola, con più stoffa – mi raccomando! – nelle brache. E sullo zoccolo il motto: La canzone sono io! T’ho dato l’idea. Fecondala.”, etc... La lettera fu pubblicata in un fascicolo di ricordi e, com’era giusto, fu ritenuta per quello che era da ritenersi: uno scherzo. Ma, a ripensarci, un monumento in una bella piazza di Napoli, presso il mare di Mergellina o di via Caracciolo, magari,

cecato. Uh! - fece la moglie del tabaccaio che, nell’angolo, allattava un bambino. - Puveriello! Disse il tabaccaio: Quanti anni poteva avere? N’uttantina - rispose il testimone. Requia schiatta in pace - mormorò la tabaccaia. Amen! - disse, ridendo, il testimone. Accese il sigaro e tornò a stender la mano al tabaccaio. Costui gli gridò appresso, mentre l’altro varcava la soglia della bottega: E fatevi vedere per cose più allegre! Don Antonio ‘o cecato era nato in Napoli nel Vico Ecce Homo a Porto, il maggio del 1816. Suo padre era primo sergente ne’ cannonieri di Marina, sua madre faceva la cambiavalute all’ angolo del vico. Il povero piccino era nato cieco. Quando divenne grandetto il sergente dei cannonieri gli comprò un violino, e Totonno imparò a suonare: e così, per,

strumento era il cuore che batteva a tamburo. Da ragazzi, da giovanotti, quante volte ci siamo appostati sotto casa di una ragazza ore intere in attesa che uscisse? O sotto scuola o lungo la strada che lei normalmente percorreva? Che bei tempi! Allora erano i ragazzi a corteggiare le fanciulle che vezzosamente facevano le ritrose. Le origini della posteggia napoletana Ma quali origini ha la posteggia napoletna? Si perde nella notte dei tempi. Si pensi che nel Museo di Taranto si conserva una coppa del VI secolo avanti Cristo che ha una decorazione raffigurante un convito e dei giovani che allietano il banchetto suonando la lira.

‘a cummara”, il mandolino “peretta”, il violino “tagliere”, i soldi “ ‘e bane”, il vino “chiarenza”, i seni femminili ‘e tennose”. I posteggiatori napoletani Lina Del Gaudio ci accompagna in questo viaggio alla scoperta della posteggia napoletana. Dopo averci parlato delle origini della posteggia, in questo articolo ci racconterà dei più grandi posteggiatori napoletani, a meno del più famoso, Don Antonio 'o cecato, al quale dedicherà un apposito articolo. Ma veniamo ora ai nomi più conosciuti di posteggiatori napoletani. Il nome più celebre è quello di Enrico Caruso che sarebbe diventato il tenore più famoso al mondo. All’età di diciassette anni Caruso cantava nei caffè e nelle trattorie. Insieme al suo amico Adolfo Narciso, nel 1891 si esibiva ai “Bagni Risorgimento” in Via Caracciolo, dove fu ascoltato dal baritono Missiano che, avendone compreso la bravura, lo affidò al maestro Guglielmo Vergine perché gli desse lezioni di canto. 

qualsiasi pranzo o cena di gala perché è una rappresentazione che si può svolgere senza alcuna esigenza tecnica di spazio di lavoro o di allacci di corrente. La posteggia è eseguita con strumenti classici come mandolino, chitarra, violino, tammorra che non hanno bisogno di alcuna amplificazione aggiuntiva e che si adattano perfettamente ad uno spettacolo musicale di tipo itinerante che è il fondamento da cui nasce questa particolare animazione folcloristica. Nel nostro cast ci sono grandi musicisti maestri di questo spettacolo folcloristico conosciuto e amato in tutto il mondo. Consigliamo in tal senso di richiedere il nostro

Così come un’altra coppa proveniente da Vulci – questa del V secolo avanti Cristo – raffigura accanto ad un giovane che regge un piatto, un ragazzo (o ragazza) che suona il flauto. Queste coppe, dunque, appartengono alla civiltà greca. in genere,  “pagliarelle dello Sciummetiello” e la Taverna delle Carcioffole al Ponte della Maddalena dove si leggeva la famosa quartina: “Così parlò Bellavista” troviamo, invece, era biondo. Schottler ebbe il piacere di cantare davanti alla Regina Elena e a Vittorio Emanuele. Nella sua voce vi era una particolare incrinatura che “Magnammo, amice mieje e po’ la posteggia è costituita da una sola persona che suona, di norma, la chitarra o il mandolino e, nel contempo, canta. Posteggia Napoletana caratterizzata dall'interpretazione live delle canzoni più antiche e belle della tradizione napoletana, è un'animazione musicale.La posteggia napoletana di Antonio e Lina si presta ad accompagnare ricevimenti e cerimonie di classe in,

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sventramento ha demolito una quantità di cose e don Antonio con esse. Don Antonio era una cosa. Quando volli - tempo fa - sapere, per bocca stessa del Paganini del vicolo partenopeo, la sua storia, e chiesi di lui ad alcuni popolani che gli avevano dato alloggio, costoro mi mandarono a dire: - Non v’ ‘o putimmo dà. Dunque don Antonio era un oggetto, di proprietà di coloro che gli davano da mangiare e da bere, proprietà del popolo, che talvolta si dà di questi lussi. Seppi soltanto che l’ultima pubblica tornata - col “gentile concorso” del trombone che s’era rifatto vivo - don Antonio l’avea data in piazzetta Tagliavia, ove il Circolo di beneficenza della sezione S. Giuseppe offriva un pranzo ai poveri. Come costoro chie­sero di udir la musica e proprio chiesero di don Antonio, eccotelo.

giardino all'aperto, in Castelli, Casali, Ville. La Posteggia Napoletana, Molteplici le esperienze televisive nazionali in Rai e Mediaset. Servizi offerti Per il vostro matrimonio, Lina Del Gaudio SoleLuna vi seguono con la loro musica dal rito religioso o civile fino alla fine della cerimonia alla location. In chiesa propongono con organo, viono o flauto e voce femminile un repertorio classico e liturgico. Specialisti inoltre nella Posteggia napoletana la loro particolarità è l'accoglienza agli sposi con chitarra e violino scegliendo i brani più significativi del repertorio standard's internazionale durante il buffet sia degli aperitivi che alla torta.

la mia completa adesione alle sue, purtroppo, inascoltate parole: In una lettera del 31 agosto 1896, il critico Saverio Procida ammonisce burlescamente il musicista Carlo Clausetti, direttore della sede di Napoli di Casa Ricordi, perché, nonostante il fervore che sta riponendo nella compilazione di un nuovo numero unico di Piedigrotta, certamente, e ancora una volta, sarà dimenticato il maggiore artefice dei successi piedi grotteschi: il posteggiatore. E conclude: “Inizia una sottoscrizione per un monumento al posteggiatore. Tutt’i diecimila canzonettieri onde Napoli va superba aderiranno con la loro offerta. Il monumendo sorgerà.

che arriva, a metà del pranzo, in una “carrozzella”. Fu uno scoppio di applausi, pe’ quali il povero vecchio, che non era un concertista indurito, ebbe de’ gran lagrimoni agli occhi spenti. Non suonò  Antonio Piccolo sa carezzare con maestria. Cosa dire in conclusione? Io credo che la posteggia debba occupare un posto ancor più importante rispetto a quanto, nella storia della canzone napoletana, si dice di lei. ach, né Schubert, né Lézokonwsky. Suonò e cantò Ci­cerenella, la,

un gergo tutto proprio, la cosiddetta “parlesia”, incomprensibile anche agli stessi napoletani. Ad esempio, il pane era chiamato “illurto”, l’avaro “schiancianese”, il pollo “pizzicanterra”, la chitarra “allagosa” o “La nostra posteggia conserva questa antica tradizione, rispettando l'intensità dei testi e la magnificenza delle musiche. Tentiamo di proporre una posteggia colta nel suo aspetto più allegro e coinvolgente, ma capace soprattutto di trasmettere emozioni e comunicare sentimenti. La raffinatezza del repertorio fa sì che lo spettacolo si accompagni perfettamente ad una cerimonia alla quale si vuole dare un tocco di tradizione ed eleganza. Accogliamo gliI nfatti, i posteggiatori, dopo la loro esibizione, “andavano per la chetta”, cioè giravano fra gli

E questo gli fu utile. Sappiamo poi il resto! Tra i posteggiatori napoletani celebre fu Giuseppe Di Francesco, meglio conosciuto con il soprannome di “ ‘o zingariello”. Dovete pensare che nel 1879, trovandosi a Napoli Richard Wagner e ascoltando la voce di ‘o zingariello, ne rimase colpito per l’espressività della voce, tanto addirittura di proporgli di seguirlo. ‘O zingariello ne fu lusingato e con Wagner si portò a Bayreut. Lì, nel salotto musicale del grande Maestro era applauditissimo. Vi rimase quattro anni, ma poi fu costretto a tornare a Napoli, scacciato dallo stesso Wagner. Sapete perché? Perché sistematicamente gli

altro di Don Antonio ‘o cecato. Ma leggiamo ora Di Giacomo: Don Antonio «‘o cecato» Nel marzo del ‘93 scesero dall’ufficio municipale di sezione Porto quattro o cinque popolani del rione. Uno di loro, che aveva esattamente compiuto l’officio suo di testimone con gli altri, entrò nella bottega d’un tabaccaio e vi comprò un sigaro “napoletano”. Del tabaccaio era conoscenza vecchia: così questi stese la mano e strinse forte quella dell’amico il quale lo «onorava» dopo tanto tempo che non s’eran visti. Felice chi vi vede! Beato chi vi gode! E come da queste parti? Testimone per un atto di morte. Salute a voi, è morto don Antonio

‘oservizio web dedicato al loro matrimonio. Si tratta di un sito altamente professionale, dedicato esclusivamente al loro matrimonio. App per Desktop,Tablet e Smartphone Il titolo della canzone fu “La bandiera a nocca”. Quando morì, il suo violino fu acquistato da Giovanni Capurro, l’autore di “‘O sole mio”, come cimelio prezioso. Voglio ricordarlo con parole non mie, ma riportando quanto Salvatore Di Giacomo dice di lui nel suo “Napoli: figure e paesi. Luci e ombre napoletane”. E’ una pagina molto tenera, che descrive, con lo stile incisivo del grande nostro Poeta e Scrittore, la vita gloriosa per un verso e tristissima per

tutte le canzoni napoletane del mezzo secolo e fu l’antologia del pentagramma plebeo.  Negli ultimi tempi suoi don Antonio non fu più visto in compagnia del suo conduttore e dell’ottavino. Un bel giorno lo ritrovano sui gradini della «scala di San Giuseppe», stendeva la mano e chiedeva l’elemosina. Addio musica, addio violino, addio vecchie canzoni napoletane! Il cieco era stato abbandonato da’ suoi compagni girovaghi e aveva fame. Ad uno dei bottoni della sua

giacchetta, costellata come un firmamento, pendeva ancora la cordicella che era servita all’ amico trombone per guidare don Antonio, come un cane, attraverso le viuzze e i vicoletti napoletani: l’indizio della schiavitù era ancora attaccato a’ suoi panni. Chissà se un giorno - pensava il povero vecchio, mentre gli occhi suoi senza sguardo, bianchi e immoti nel loro cavo, percotevano invano la luce del giorno - inebetito che portava in giro col suo violino e che scopriva una senile bocca screpolata, nella quale il suono fischiava attraverso gli ultimi denti e le parole non mai pronte si componevano faticosamente. L’opera dello.

 

Matrimonio alla napoletana la vera posteggia di una volta con serenata a napoli

Luciano De Crescenzo Tra le preferite era Cicerenella, l’antica canzonetta, ch’è morta anch’ essa. Si sbarcava il lunario; il trombone, prima del concerto, faceva al vicolo la presentazione e intesseva le lodi di don Antonio: tra l’altro lo indicava celibe «per necessità», e questo faceva molto ridere, con le mani sul ventre, le comari del vicolo. , nel gergo, è denominata “striscio”,, un solo posteggiatore che, armato di chitarra, rivolge sorrisi accattivanti ai commensali di una trattoria quando si accorgono di lui. Ad un certo punto  i posteggiatori sono stati sempre graditi dai forestieri, meno dagli indigeni. Eduardo De Filippo si dice che addirittura non li sopportava e, quando era a pranzo o a cena nei pressi di Palazzo Donn’Anna, con modi, diciamo, spicci intimava loro di allontanarsi. Ed ora mi rivolgo ai maschietti. Anche noi, per analogia, abbiamo fatto la cosiddetta posteggia, non armati di chitarra e mandolino e senza canto. L’unico.

della posteggia e di alcuni grandi posteggiatori napoletani, in questo articolo ci parlerà del più famoso tra questi, don Antonio 'o cecato. Anche se cronologicamente più antico, tra i tanti protagonisti della posteggia un personaggio mi ha colpito molto emotivamente. Si tratta di Antonio Silvio, detto Don Antonio ‘o cecato. Egli nacque cieco nel 1816.  Per far contento Garibaldi, sulla musica della canzone “Lo zoccolaro” adattò dei versi patriottici che divennero molto popolari in tutt’Italia. Posteggia Napoletana, La posteggia classica e tradizionale, è una delle forme.

diletto, si lanciò nell’ arte che poi gli doveva occorrere per campar la vita. Era allegro -  chissà se un giorno il mio amico trombone non si ricordi di me! Se canterò un’ al­tra volta Cicerenella! Forse così pensava: e sorrideva fra tanto di quel suo sorriso, come sono molti ciechi nati -; era lungo lungo; gli mancavano l’esse, la g, l’elle, mezzo alfabeto; faceva ridere: il popolo ne fece una conquista preziosa e lo volle a ogni festicciuola di sgravo, di promessa di matrimonio, di battesimo. Il violinista trovò due compagni indivisibili, un trombone e un ottavino: il trombone gli attaccò il capo di una corda a un buco del panciotto, si cinse dell’altro capo la vita e così sempre se lo trascinò dietro per i vicoli napoletani: l’ ottavino faceva da battistrada. Dal 1836 al 1893 don Antonio suonò e cantò.

e anche all'estero in eventi di vario genere, collaborando con artisti di spicco, acuni tra i quali sono Joe Amoruso e Tony Esposito. Nel 1999, nasce il duo La Posteggia napoletana, cui vanno ad aggiungersi altri strumentisti, che si esibiscono con un repertorio di classici della musica napoletana in moltissime strutture sia in Italia che all'estero. Era un improvvisatore: spesso capitava che prendeva di mira qualche viaggiatore e giù versi di sfottò. Fu lui ad aggiungere delle strofette alla famosa canzone di Nicolardi ed E.A.Mario “Tammurriata nera”, egregiamente cantate dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare con l’aggiunta delle strofette di Don Eugenio. Chi non le ricorda? ‘E ssignurine ‘e Caperichine fanno ammore cu ‘e marrucchine, ‘e marrucchine se vóttano ‘e l’anze, ‘e...

indulgenza e dimostratemi nu poco ‘e benevolenza. Quando terminava il suo repertorio, chiedeva in versi scherzosi la sua richiesta di ricompensa, così: Signure e signurine, ledi e milord, aggiate pacienza, cacciate nu sord’. Pe’ chi nun tene na lira ‘e spiccio, c’è hann’ ‘a ascì ‘e bolle ‘ncopp’ ‘o sasiccio... Lina Del Gaudio, amore nella vita e nella musica, si dedicano interamente a voi sposi e all'evento nuziale, per il perfetto connubio di suoni che incornicerà il vostro matrimonio alla perfezione. Esperienza È nel 1987 che si incrociano i cammini professionali di Lina Del Gaudio, che, sin dall'inizio, propongono la loro musica in tutta Italia

ssignurine cu’ ‘e panze annanze. O anche quest’altra simpatica strofetta: Aieressera a Piazza Dante ‘a panza mia era vacante, si nun era p’ ‘o contrabbando mo già stevo ô campusanto. La stessa Compagnia di Canto Popolare portò al successo la canzone Fu benvoluto nientemeno che da Giuseppe Garibaldi, entrato a Napoli nel 1860 e che volentieri gli fece da padrino di cresima. Antonio Silvio aveva in repertorio le canzoni più in voga di metà Ottocento. “Trapanarella”, composta dal bravo “Eugenio cu ‘e llente”, che comincia così: Trapanarella cu ‘o trapanaturo tràpana ‘a mamma e ‘a figlia pure... Il Pragliola, all’epoca delle sue esibizioni, non fu tenuto in conto, ma oggi pare che ci si stia accorgendo che egli, a modo suo, fu un vero artista. Sfiziosa rappresentazione di posteggiatore americanizzato nell’abbigliamento e nella

 

Classica posteggia napoletana a gli sposi a napoli a roma a milano a benevento e

cu’ ‘e llente”. Egli si esibiva portando occhiali senza vetri e una bombetta e si accompagnava con la fisarmonica. Lo ricordo benissimo: quando, salendo sui “vapuncielli” delle Tramvie Provinciali, apriva il suo repertorio, moderno cantastorie, con versi, allegri e amari nel contempo, come questi: Signurì, bongiorno eccellenze, all’apparire della mia presenza con insistenza faccio appello alla vostra indulgenza che, in conseguenza, ne sono a conoscenza, ca nisciuno me penza. o con la variante: Signurì, bongiorno eccellenze, con insistenza all’apparire della mia presenza addò nisciuno me penza faccio appello alla vostra.

vecchia canzone popolare, con cui i nostri nonni ci han fatto saltar sulle lor ginocchia un po’ tremanti, Cicerenella teneva nu gallo e tutta ‘a notte ce jeva a cavallo, Cicerenella teneva teneva teneva na cosa, ma nun ‘o sapeva, E tutta la tavola dei mendicanti a ridere. Ridevano i bambini con la bocca piena, ridevano le vecchie donne, che nel rincorrere, quasi commosse, il loro passato, sentivano d’aver somigliato un po’ anch’esse a Cicerenella; i vecchi ascoltavano

inteneriti, la folla de’ curiosi applaudiva, e dal violino screpolato, tra tutta quella miseria e quella vecchiezza, nell’allegra piazzetta Tagliavia, sotto il sole, pa­reva che si partissero a un tempo gridi di gioventù risvegliata e lunghi sospiri di rimpianto. Risultati di ricerca. Posteggia Napoletana - YouTube, Qualcuno della... Antonio sbagliava il tempo e cercava invano di ricordar le parole. Era forse la commozione? Era il dolore? Erano gli anni? Chi lo sa? E quello fu il canto del cigno, Se Emmanuele Bidera avesse conosciuto don Antonio, la costui figura non sarebbe mancata a quel libro così napoletano che quel brav’uomo compose nel 1844 e al quale somiglia un po’ questo po­vero libro mio. 

gruppo di quattro o cinque persone che suonano ed uno di loro canta, così come nella tradizione dei posteggiatori., con musica di Frustaci: Zingariello cantatore ‘e Pusilleco senza voce sapive cantà; cielo e mare quanno ‘a notte era doce - cu n’accordo ‘e chitarra facive scetà! Tra i posteggiatori napoletani da ricordare fu Pasquale Jovino detto “Pascale ‘o piattaro”, detto così perché in gioventù era stato decoratore di piatti. Nato nel 1865, ebbe momenti di vera gloria. Aveva studiato con Caruso presso

il Maestro Vergine. Lo prese a benvolere nientemeno che il filosofo Giovanni Bovio che gli pagò gli studi di canto e musica. Nei ristoranti di Posillipo divenne famoso. Per brevità di tempo, dirò i nomi delle principali città in cui si esibì: Berlino, New York, Pietroburgo dove, addirittura, mentre cantava nei ristoranti, fu chiamato a Corte dallo Zar Nicola II il quale si divertì un mondo nell’ascoltare la canzone “ ‘A risa” di Cantalamessa. Ebbe modo di essere apprezzato da Francesco Giuseppe, Gustavo.

segnatamente, in quello classico dominava la musica rituale o religiosa. L’unica alternativa era, dunque, la cosiddetta “musica da tavola”. Diversi musicisti destinati a lasciare traccia della loro arte, ove non riuscivano ad occupare un posto di “maestro di cappella”, Nelle Passeggiate per Napoli e contorni il violinista avrebbe trovato dolce e avventori con il famoso “piattino”. L’offerta non era intesa come un’elemosina, ma come un riconoscimento, anche se fatto di spiccioli, all’arte. Meglio la libertà che essere sottoposti allo stipendiuccio di un padrone. I posteggiatori napoletani, inoltre, davano la possibilità a tutti, non solo ai patrizi, di usufruire delle loro prestazioni. Prima di citare i nomi dei più celebri posteggiatori napoletani, mi piace ricordare che essi usavano buona compagnia de’ suoi tempi, e un tenero elogio d’un impressioni sta semplice e umano. Ma pare che il Bidera non l’abbia conosciuto. Peccato: ne avrebbe detto meglio di me ed avrebbe coronato l’interessante personaggio d’un lauro più odoroso e più folto., si mettevano al servizio.

stromenti, d’amorose canzoni”. Nel 1569 i posteggiatori costituirono nella chiesa di S. Nicola alla Carità una corporazione, una specie di sindacato, che garantiva giusti compensi, l’assistenza malattie e una degna sepoltura. Nel ‘600 vi erano a Napoli, secondo la conta del Marchese di Crispano, ben 112 taverne. Tra i cantanti più noti vi era Pezzillo ‘e Junno ‘o cecato. Nel ‘700 spiccavano come luoghi di posteggia le vevimmo nzino a che nce sta ll’uoglio a la lucerna; chi sa se all’autro munno nce vedimmo; chi sa se all’autro munno nc’è taverna”. fa risalire l'origine della canzone napoletana al mito. Una sirena di nome

partenopee, delusa da Ulisse che aveva trascurato il suo canto, venne a morire lungo la costa tirrenica dando il nome di Partenope alla città che poi cambiò il suo nome in Napoli. Questa romantica costruzione ci affascina molto e racchiude la passione, l'amore, la sofferenza, elementi essenziali dei più bei brani classici napoletani. Sentiamo così l'esigenza di intraprendere con il nostro duo musicale ormai affermato, "Lina Del Gaudio", una serie di collaborazioni con alcuni tra i musicisti campani più bravi, avvicinandoci al genere Posteggia Napoletana in punta di piedi, con il rispetto che merita per la magia delle musiche e

ospiti durante il buffet di aperitivo con chitarra e violino, per accompagnare con la musica il momento che precede il pranzo. In sala, con chitarra, mandolino e voce, ci avviciniamo ai tavoli e dedichiamo serenate ai commensali alternando brani d'amore a melodie più allegre e coinvolgenti, come l'infinito repertorio del grande Carosone o le immancabili tarantelle. La particolarità e la bellezza di questo repertorio è che viene eseguito in acustico, creando in tal modo un'atmosfera estremamente intima, assicurando agli ospiti e agli sposi un sottofondo unico al giorno più importante della loro vita. Nel mondo antico e,

di nobili e, per una minima ricompensa, diventavano “musicisti domestici”. Anche Mozart seguì questa trafila, ma nel 1781 egli, dimettendosi da “musicista domestico”, mentre a Salisburgo era al servizio dell’Arcivescovo Colloredo, automaticamente inaugurava una nuova stagione, quella dei “musicisti professionisti”. All’epoca, già da tempo a Napoli, come abbiamo prima rilevato, dilagavano i nostri posteggiatori che non erano al servizio di nessuno e che venivano liberamente ricompensati dai fruitori della loro musica. la bellezza indiscutibile dei testi. La Posteggia è dunque un' antica e nobile arte, nata molti anni fa e svolta da cantastorie che sostavano al tavolo raccontando in musica storie d'amore, di tradimenti, di passione. Posteggiatore è stato anche il grande Capurro, autore del' immortale "O sole mio", conosciuta e cantata in tutto il mondo. 

metteva incinte tutte le cameriere Ma lui diceva, invece: “M’ero sfasteriato ‘e fa’ ‘o soprammobile”. Solo in seguito confessò la verità. A lui Di Giacomo dedicò una canzone “Ll’ortenzie” musicata da Costa. Libero Bovio scrisse per lui “Zingariello” del 1221 di Federico II di Svevia contro i suonatori ambulanti che, di notte, esibendosi nelle taverne, disturbavano il sonno dei napoletani. Anche Giovanni Boccaccio, che tra il 1327 e il 1339 soggiornò a Napoli,  Oggi non è facile trovare un  di Svezia che gli chiese un bis ed Umberto I. Al Quirinale la Regina Margherita, per il troppo ridere nell’ ascoltare “ ‘A risa”, rischiò

di cadere dalla poltrona. Tale canzone, per fortuna, è stata salvata da un disco della Phono Electra. Gennaro Olandese, detto “Gennarino ‘o ‘nfermiere”, tenne banco nella Birreria dell’Incoronata fin dal 1883, mentre nella Birreria Strasburgo troviamo Luigi Calienno, “ ‘o tenorino”, che aveva studiato con Vincenzo Valente. Cantava in modo ineguagliabile “Era de maggio”. Da ricordare i Liberti, padre e tre figli. Raffaele, detto “ ‘o gattone”, era il più bravo e suonava il violino. Intorno al 1888 si aggiunse ai Liberti Vincenzo Righelli, detto “Coppola rossa”, rinomato per l’interpretazione di “Mariuccia”. Pietro Mazzone, detto “ ‘o

romano” nato nel 1864 e morto nel 1934, fu il primo tra i posteggiatori napoletani ad entrare in sala d’incisione. Ricordiamo anche il cantante-chitarrista Marmorino, il mandolinista Mimì Pedullà, detto “manella d’oro”, e il violinista Salvatore Di Maria, detto “ ‘Nchiastillo”. Inoltre, come non citare Francesco Coviello, detto “Ciccio ‘o conte” oppure i fratelli Vezza, detti “ ‘e gemelle”, i quali – è simpatico riferirlo – eseguivano una parodia della “Malafemmena” di Totò che, lungi dall’esecrarli, li ammirò moltissimo, volendoli ascoltare più volte. Altro nome noto di posteggiatore è quello di Vincenzo Improta, detto “ ‘a radio”.

Ma ora mi è caro ricordare Giorgio Schottler, morto da qualche anno. Anche lui ha inciso diversi dischi. Cantava con passione, il suo era un fraseggio delicato ed esprimeva nel canto una rara sensibilità. Anche il padre Raimondo era stato posteggiatore. Cantò nei teatri con Parisi e Papaccio. Era alto, slanciato. lo l’ho conosciuto con i capelli grigi, ma, da giovane,  per cui egli riusciva ad avvolgere in un velo di tristezza le canzoni più nostalgiche. Io l’ho sentito cantare e sono testimone della sua bravura. Un personaggio del tutto particolare è stato, nel secolo appena trascorso, Eugenio Pragliola, detto “Eugenio

scelta delle canzoni, che, per sbarcare il lunario, scende dai vicoli accompagnandosi con la chitarra, è “Giuvanne cu’ ‘a chitarra”, canzone scritta da Oliviero e Cauzio, portata al successo da Carosone. ‘O chiammano Giuvanne cu’ ‘a chitarra pecchè sape cantà tutt’ ‘e ccanzone: è stato nnammurato ‘e na figliola ca l’ha lassato mmiezu scombinato. E porta ‘e sserenate ‘e nnammurate, pe’ ciento lire canta “Anema e core”, pe’ cincuciento fa l’americano, s’arrangia ‘a ‘mpapucchià “Johnny Guitar”.‘O chiammano Giuvanne cu ‘a chitarra e pare ‘o pazzariello d’ ‘e canzone! Oggi non sono molti i posteggiatori. Molti napoletani conoscono un mandolinista di strada che canta con passione, è discreto, non chiede. Si tratta di Alfredo Imparato. Il sabato mattina è davanti alla libreria “Guida” a Port’Alba

ed ha altri posti fissi come piazza Medaglie d’Oro o davanti Palazzo Reale. La gente lo ascolta volentieri e, a volte, lascia cadere una moneta nell’astuccio del mandolino, Un gruppo veramente efficace e molto valido professionalmente è quello che fa capo a Gianni Quintiliani, il quale ha una voce possente, ma che sa essere carezzevole e dolce, con quelle giravolte sapientemente esibite quando la canzone lo richiede. È accompagnato da un trio veramente esemplare. Si pensi, in modo particolare, al violino che Gigi Salvati suona con maestria senza pari, come pure al mandolino che trilla, sicuro, tra le dita di Gian Paolo Costantini, o alla chitarra che Il posteggiatore ha contribuito e contribuisce a dare di Napoli un’immagine non sofisticata, ma genuina e verace. Desidero accomiatarmi dai miei lettori con quanto scriveva anni addietro quel grande Poeta e Ricercatore che fu Ettore De Mura e che qui voglio riportare, proclamando

nella Villa Comunale, a guisa di milite ignoto della canzone, il posteggiatore lo meriterebbe. Non è stato per secoli, col solo mandolino o la chitarra, quando ancora non apparteneva a gruppi organizzati, egli solo a svolgere propaganda turistica, in tutto il mondo, vantando il cielo terso, il mare azzurro e i giardini fioriti di Napoli? Un monumento al posteggiatore? Ebbene, sì! Sarebbe un atto di riconoscenza della città verso chi tanto le ha dato senza mai chiedere ricompense.” Don Antonio 'o cecato Lina Del Gaudio ci accompagna in questo viaggio alla scoperta della posteggia napoletana. Dopo averci parlato delle origini

più belle di proporre la musia, elegante e senza invadenza, Cerimonia in chiesa, La cerimonia in chiesa è senza dubbio il momento più emozionante, per questo la musica è il cavallo trainante Serenata alla sposa, Ricca di intense emozioni, sono pochissime le donne che la chiedono, ma sono tantissime che non la chiedono, ma l'aspettano. Piano bar Piano bar classico e moderno, con voce femminile e voce maschile, con repertorio classico, pop, jazz e internazionale. Speciale Matrimonio 2017 - Servizio Web Tutti gli sposi che prenoteranno la nostra musica (minimo 6 mesi prima dell'evento), offriremo gratuitamente un...